E’ stata direttamente la Fraunhofer a comunicare la fine del programma di licenze e sviluppo dell’MP3, la stessa azienda che lo aveva voluto e sviluppato fin dalla fine degli anni ’80.

 

La storia dell’MP3 è affascinante e a tratti imprevedibile, è la vittoria della libertà sull’imposizione delle grandi aziende discografiche, è il prodotto che per anni è stato utilizzato dalla pirateria e quindi osteggiato dalle corporazioni, le stesse corporazioni che lanciarono il lettore MP3, la VERA causa della dilagante pirateria (quindi incolpate Steve Jobs, non Leonardo Chiariglione).
Dopo anni di battaglie, di attese e di vittorie, ecco il post definitivo: Lo scorso 23 aprile 2017 sono stati chiusi i programmi di licenze dell’MP3 e i relativi brevetti. Ringraziamo tutte le persone che hanno collaborato nel far diventare l’MP3, negli ultimi 20 anni, l’audio codec standard.
In realtà non è la prima volta che l’MP3 viene dichiarato morto, a inizio ‘carriera’ la Fraunhofer non riusciva a convincere le aziende a utilizzarlo come standard per permettere la migliore archiviazione musicale, soltanto il circuito dei palazzetti americani dove svolgevano le partite di Hockey utilizzavano le licenze dell’istituto tedesco.
Da quel primo insuccesso nacque però la grande risalita del formato, infatti la Fraunhofer iniziò a ‘regalare’ in rete il software che permetteva la trasformazione dei file WAV in MP3; contemporaneamente arrivarono sul mercato alcuni lettori primitivi, mentre alcuni operai impiegati nelle aziende che stampavano CD iniziarono ad arrotondare il salario vendendo le prime copie contraffatte che così arrivavano in rete settimane prima dell’uscita ufficiale.

 

 

Stephen Witt nel suo libro “Free” racconta tutta la parabola del formato intrecciando la sua storia con gli studi della Fraunhofer, con il ruolo di Doug Morris della Universal e con il più GRANDE PIRATA DELLA STORIA DELLA MUSICA MONDIALE, Dell Glover, il cosiddetto Paziente Zero, colui che “distrusse l’industria discografica per rifarsi i cerchioni dell’auto”.
La fine dello sviluppo dell’MP3 arriva nel momento in cui cambia il modo di ascoltare musica, dove lo streaming ha superato il CD e la playlist l’album; in più sono arrivati sul mercato nuovi formati più performanti, come l’ACC di iTunes oppure l’Ogg Vorbis, utilizzato da Spotify per l’ascolto in remoto.
Questi formati, in particolare il Vorbis, sono stati sviluppati grazie alle nuove ed avanzate scoperte psicoacustiche, nozioni che il team della Fraunhofer non aveva, lavorando così su informazioni incomplete riguardanti il concetto di ‘ascolto olistico’.
Per quanto scienziati e sviluppatori possano studiare ed esplorare, la tecnologia dei mezzi di comunicazione/riproduzione sarà sempre imperfetta: dal vinile alla musicassetta, dal VHS al CD, dal Wav all’MP3, avranno sempre dei difetti, perché è l’essere umano ad averli concepiti.

 

 

Fabrizio Galassi